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MEET UP PRESTIGE LA MONTEDUCCIA

MEET UP PRESTIGE LA MONTEDUCCIA

Un incontro formativo di grande valore

 

The wedding planners club. Il nuovo club creato da Roberta Torresan, all’interno della 1° Wedding Business school d’Italia, Wedding Planner Pro.

Un club dedicato alle wedding planners che permette alle stesse di poter crescere professionalmente e personalmente.

Ed è proprio con l’obiettivo della crescita personale che è stato realizzato il 1° Meet up Prestige del Club.

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L’ABITO DA SPOSO CUCITO SU MISURA

L’ABITO DA SPOSO CUCITO SU MISURA

L’uomo sartoriale: Sanvenero

 

L’abito per lo sposo è un ulteriore elemento fondamentale nell’insieme degli elementi che completano il quadro del matrimonio.

Come la sposa, anche lo sposo si trova di fronte a svariate proposte, e scegliere non è poi così facile.

Stile, classe ed eleganza sono punti fermi che uno sposo ambisce per il giorno delle sue nozze. Capire, però, come e dove poterli trovare crea sempre un leggero panico e un po’ di confusione mentale.

L’abito su misura, realizzato da un laboratorio sartoriale, potrebbe essere la soluzione ottimale.

Un abito cucito addosso allo sposo, che sottolinea ogni suo pregio e nasconde anche il suo più piccolo difetto, lo valorizza e lo rende unico.

 

abito sposo

La sartorialità per l’abito sposo: Sanvenero

Una sartoria che da più di 130 anni veste lo sposo su misura.

Un laboratorio artigianale che crea abiti su misura con la più totale personalizzazione di tutti i capi realizzati, utilizzando solo i migliori tessuti italiani.

Un tailor made studiato con chi dovrà indossare l’abito. Dalla scelta dei tessuti, alle fodere, agli elementi complementari che compongono l’abito, alla camicia e agli accessori.

La proposta cerimonia è dedicata ad uno sposo che è alla ricerca dell’unicità di un capo, studiato per lui e solo per lui, completo anche di tutti i suoi accessori.

Dal tight, al mezzo tight, all’abito classico, le proposte sono diverse e sempre molto personalizzabili, con cura ed attenzione.

È possibile scegliere un abito su misura, ossia un abito sartoriale personalizzato che però ha tempistiche diverse dall’abito interamente realizzato a mano.

Oppure l’abito su misura fatto a mano, o come lo definiscono gli inglesi Bespoke, che è il capo maschile per eccellenza.

In questo caso l’abito è interamente confezionato dalle mani esperte di sarti artigiani, che con cura e dedizione e più di 50 ore di lavoro, realizzano l’abito per lo sposo perfetto, unico e mai replicabile.

 

abito sposo

Consulenza stilistica: l’abito per lo sposo.

Indossare l’abito per lo sposo è veramente una situazione spiacevole. Poter invece poter avere la giusta consulenza stilistica per la realizzazione del proprio abito, nel giorno delle nozze, garantisce una sicurezza e tranquillità che sono fondamentali per sentirsi perfetti il giorno del proprio matrimonio.

 

abito sposo

Piccolo consiglio Bon Ton: quale abito per lo sposo.

Lo sposo, secondo Galateo, può indossare il tight se il matrimonio è celebrato entro le 18,00. Dopo le 18 è consigliato il Frac o Marsina.

Il tight secondo Bon ton lo sposo lo indossa se l’immagine della sposa è completa di velo. Indossando il tight lo sposo dovrebbe avere anche la tuba ed i guanti.

Da ricordare e mai da farsi secondo Galateo: avere la giacca del tight aperta. Guanti e tuba sempre in mano.

Se lo sposo indossa il tight, per Galateo lo stesso deve essere indossato anche dai rappresentati maschili delle due famiglie e dai testimoni maschi. Gli ospiti maschi dovranno indossare il mezzo tight o abito scuro.

È possibile indossare, qualora la sposa fosse senza velo, il mezzo tight. Questo prevede che tutti gli uomini, parenti, testimoni ed invitati, indossino l’abito scuro, rigorosamente.

Lo smoking, intenso come abito da sera e non da cerimonia non va mai indossato secondo Galateo per il matrimonio.

È però prevista l’eccezione, laddove, tra la cerimonia ed il ricevimento ci sia un certo lasso di tempo, allora è possibile per lo sposo il cambio d’abito e indossare lo smoking

Totalmente proibito da Galateo l’abito a doppio petto, il cappotto e il calzino bianco.

 

Emanuela – White Tulipa 

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IL FOTOGRAFO PER UN MATRIMONIO BON TON 2.0

IL FOTOGRAFO PER UN MATRIMONIO BON TON 2.0

CLICK & CHIC: un fotografo per amico

 

La realizzazione di un matrimonio in puro stile bon ton 2.0 vede la sua massima espressione nella fotografia. Il ricordo che rimane per sempre.

Scegliere un fotografo per il matrimonio non è cosa così semplice.

Diverse proposte, diversi stili e soprattutto tanta confusione.

A mio avviso la scelta del professionista, che lavorerà per rendere immortale il giorno più nello della vita di ognuno di noi, deve essere un “colpo di fulmine”, “amore a prima vista”.

Deve scattare quel feeling, quell’empatia che supererà ogni ostacolo, impaccio, emozione o paura.

Trovare il giusto fotografo di matrimonio risulta spesso difficile anche per una wedding planner. Più che un semplice professionista si deve trovare “un amico”. Colui che capisce tutto solo guardandoti negli occhi. La persona con la quale si riesce a creare la giusta intesa, il giusto feeling, il profondo rispetto del lavoro di entrambi. Ma soprattutto rispetto per gli sposi, i veri ed unici protagonisti.

Nel lungo cammino della carriera da wedding planner ho incontrato diversi fotografi di matrimonio e proprio durante l’ultimo lavoro ho incontrato loro:

 

fotografo matrimonio

Click & chic, il fotografo di matrimonio per amico.

Forse direi, sicuramente, il fotografo al matrimonio e non il fotografo di matrimonio.

Ed è proprio su questa frase che si fonda la filosofia di lavoro di questi professionisti.

Il loro lavoro è basato su caratteristiche peculiari e particolari, quali fotografie spontanee, ma di alta qualità.

Loro sono sempre alla ricerca di prodotti originali per portare novità e, soprattutto, un tocco di freschezza nel mondo wedding.

Un gruppo di fotografi specializzati e provenienti da diversi settori: moda, editoria e arte.

Un team di fotografi al matrimonio che sanno dare il giusto input creativo ad ogni servizio realizzato, anche quello “non convenzionale”, ma pur sempre eleganti ed esclusivi.

Non amano le pose predefinite in quanto credono che ogni matrimonio è diverso e la sua unicità è sottolineata dagli scatti. Hanno bandito qualsiasi imposizione, nelle loro fotografie emergono spensieratezza, allegria e bellezza della giornata.

Definiscono la fotografia come musica. Sottolineano che la fotografia deve avere un suo distinguibile sound, che deve racchiudere memorie, che deve trascinare e evocare. Per poter ottenere tutto questo in ogni scatto uniscono gusto, tecnica ed ironia. Lavorano in digitale, a pellicola o su polaroid, ossia scegliendo la tecnica migliore per poter rappresentare quel momento.

Basta poco per innamorarsi di loro ed averli al proprio fianco nel giorno più importante della propria vita.

 

Emanuela – White Tulipa

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SPOSE REALI

SPOSE REALI

Un percorso nei matrimoni reali degli anni ’20 e ’30 alla scoperta degli abiti delle spose reali.

Nel primo ventennio del 1900, la donna inizia a ricoprire dei nuovi ruoli nella società, e con questo mutamento, cambiano anche gli abiti femminili.

In questo periodo, infatti, avviene una vera e propria rivoluzione del costume femminile. Nel 1910 l’abito per signora cambia radicalmente. Inizia così una nuova era della moda.

Gli abiti assumo linee più morbide, le gonne diventano diritte, strettissime e si accorciano sino alla caviglia. In alcune occasioni le gonne hanno una sopra gonna, realizzata in tessuti leggeri ed impalpabili che si ferma sotto il ginocchio.

Cambiano anche le scollature, e si diffonde, proprio in questo periodo, lo scollo a “V”, che suscita molto scalpore e che viene soprannominato, “la blusa della polmonite”.

Negli anni ’20 la grande novità modaiola è la vita bassa e la gonna che si accorcia fino al ginocchio.

La nostra attenzione però è più rivolta alla moda sposa e a come anche in questo settore, soprattutto nelle famiglie reali, è cambiata.

 

Gli anni ’20.

In questo periodo anche gli abiti delle spose e soprattutto quelle reali, seguono questi nuovi dettami della moda femminile.

Fluidità nelle forme, semplicità, ma in qualsiasi caso abito lungo.

Solo qualche sposa reale, come Elena d’Orléans o Astrid di Svezia, azzardano con un abito la cui lunghezza è di poco sopra la caviglia.

Il tessuto scelto per questi abiti è quasi sempre la seta. Pizzi e merletti sono usati solo ed esclusivamente per il velo, che è fermato a lato del capo e che ricopre del tutto sia i capelli che la fronte. Sulla fronte è posto il diadema o, più frequentemente, una coroncina di fiori o una fascia.

Il bouquet era un enorme mazzo di fiori, che il più delle volte ricopriva per buona parte l’abito.

La prima sposa reale che ha inaugurato questa nuova tendenza è stata Margaret di Svezia. Figlia maggiore del principe di Svezia, che per le sue nozze ha scelto un delizioso abito dalle linee fluide, con l’orlo alla caviglia e con delicati ricami. L’acconciatura, seppur moderna nel suo stile, mantiene la coroncina di mirto, tipica della tradizione delle spose svedesi.

Anche la duchessa di Lussemburgo, Charlotte, nello stesso anno, per le sue nozze indossa un abito in seta pesante operata, con sopra gonna e scollo drappeggiato. Sul velo è posto il diadema che però non è l’unico gioiello indossato dalla duchessa.

 

spose reali

Spose in Romania, Gran Bretagna e Grecia.

Tra il 1921 ed il 1922 in Romania, convolano a nozze le due figlie della Regina Maria.

Entrambe le spose scelgono un’acconciatura a banda intorno al capo. Una delle due decide anche di indossare una coroncina di mirto dalla quale scendono lunghi elementi di seta. Gli abiti sono morbidi e fluidi.

Anche in Inghilterra gli abiti delle due spose reali, quali Mary, Princess Royal, e Elisabeth Bowes Lyon, avevano linee diritte e uniformi.

L’abito di Elisabeth Bowes Lyon, è arricchito da un ricamo di perle e argento sul corpetto.

L’abito di Mary, Princess Royal, è più ricco. Si tratta di un abito di seta intessuto in argento, con una sopraveste di tulle ricamata con perle e filo d’argento che riporta la rosa inglese.

In Inghilterra in questi anni i diademi si indossavano in tutte le occasioni speciali ed importanti, eccezione fatta per il matrimonio. In questo giorno le spose reali preferivano indossare sul velo coroncine di fiori d’arancio o di mirto.

In Grecia le spose reali mantengono la tendenza modaiola dell’epoca, scegliendo abiti dalle linee diritte, molto semplici, con il velo in pizzo antico, fermato dal diadema, da cui scendono piccoli boccioli d’arancio.

 

spose reali

Gli anni ’30.

Importante matrimonio, celebrato proprio nel 1930 in Italia, è quello tra Maria José e Umberto.

La sposa indossa un abito disegnato dal suo sposo. Un abito in velluto bianco senza maniche ma con lunghi guanti bianchi in seta. A completare c’era un velo tutto ricamato in oro, lungo 5 metri e che faceva anche da cappa.

Per le spose anni ’30 è stato ripreso fedelmente lo stile degli abiti delle spose anni ’20.

Abiti in seta senza ricami o merletti con le maniche lunghe. Uno stile alquanto monacale.

In Grecia tra il 1930 ed il 1931 si sono svolti 4 matrimoni reali molto importanti. I matrimoni delle 4 sorelle di Filippo, oggi principe consorte della Regina Elisabetta e duca di Edimburgo.

I loro abiti seguono la moda del periodo, linee morbide con maniche lunghe, solo con qualche piccola variante, quale il peplo d’onore, in richiamo delle Olimpiadi.

Solo due abiti sono degni di nota di richiamo tra le spose reali degli anni ’30, in quanto totalmente diversi dallo stile del periodo.

L’abito di Marina di Grecia, che inizia a rappresentare l’ideale dell’abito da sposa per molti anni a venire, e quello di Kira di Russia.

Un abito in un pesante tessuto di lamé di seta lavorato con il motivo delle rose inglesi, con scollatura drappeggiata e ampie maniche. Il velo è quello che aveva indossato la madre alle sue nozze, in pizzo antico e che è appoggiato sopra un lungo velo in tulle. Per fermare il velo una tiara.

Kira di Russia, invece, decide di indossare un abito di corte della nonna. Dando così inizio alla riscoperta degli abiti della tradizione di famiglia.

 

Emanuela – White Tulipa

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IL MATRIMONIO A MILANO

IL MATRIMONIO A MILANO

La sua storia, tra organizzazione del matrimonio e burocrazia

Il matrimonio a Milano nel 1700, scopriamo quale percorso facevano nubili e celibi prima di arrivarci, e come affrontavano l’organizzazione del matrimonio stesso. 

Un’analisi di alcuni aspetti culturali e sociali che riguardano l’organizzazione del matrimonio nelle campagne del milanese in un periodo tra il 1700 e il 1800.

Punti cardine di questo percorso di organizzazione erano: la conquista della dote, i rapporti all’interno della famiglia e fra le famiglie, la scelta del promesso sposo o della promessa sposa.

Viene subito in evidenza una grande differenza con i giorni nostri. Oggi nessuno più pensa alla conquista della dote o alla scelta del promesso sposo o sposa, fatta da terze persone.

Di rilievo, comunque anche a quei tempi era il galateo e il bon ton, che proprio in quel periodo vedeva il suo affermarsi anche presso le classi di ceto medio.

Prima di tutto sono da capire ed approfondire alcuni aspetti legati alla storia stessa, ossia l’importanza che aveva assunto all’epoca la cerimonia religiosa, sancita dal Concilio di Trento.

In questo contesto, la cerimonia in chiesa rappresentava la legittimazione dell’unione della coppia, l’inizio di una nuova famiglia.

In qualsiasi caso, questa cerimonia era solo il punto di arrivo di un percorso ben più lungo e articolato.

Nel milanese poter organizzare il matrimonio senza troppe perdite di tempo era molto importante e fondamentale, soprattutto per le coppie di ceto popolare.

Infatti, solo coloro che erano sposati avevano potere decisionale all’interno della collettività.

 

La dote

Nel milanese era diritto delle ragazze avere o ottenere una dote. Questa dote veniva data alle ragazze stesse dalla propria famiglia, che nel corso degli anni accantonava somme di denaro per le figlie nubili.

Spesso, però, capitava che le fossero le ragazze stesse, lavorando, a crearsi la propria dote.

La dote era quasi sempre rappresentata in denaro o in beni mobili, in quanto nella campagna milanese la piccola proprietà contadina non esisteva e quindi era pressoché impossibile che le ragazze portassero in dote un appezzamento di terra.

Nella storia del matrimonio milanese c’è una figura alquanto fondamentale e particolare: il sensale.

Egli altro non era che colui il quale metteva in relazione la famiglia dello sposo con la famiglia della sposa.

Il suo servizio di mediazione veniva pagato con oggetti di valore, quali una camicia di seta e molto raramente in denaro.

Condizione fondamentale per il sensale era essere a conoscenza dell’ammontare della dote della futura sposa.

Questa informazione gli permetteva di trovarle un marito adatto.

Non tutte le famiglie, però, avevano la possibilità di dare una dote alle proprie figlie.

Esistevano diverse soluzioni, a tal proposito.

Una era richiedere un prestito ai proprietari terrieri, restituito poi con giornate di lavoro in più, da parte dei padri oppure presso la filanda, da parte delle ragazze stesse.

Un’altra soluzione era ricorrere alla beneficienza presso la parrocchia. Questa alternativa permetteva di accedere ai legati, quelle somme di denaro lasciate alla parrocchia stessa dai benestanti o dai sacerdoti.

A Milano, poi, esistevano degli enti che dotavano le fanciulle povere, e ai quali potevano rivolgersi anche i residenti in campagna.

La beneficenza dotale a Milano era considerata una delle forme di assistenza più nobile. Questa beneficenza permetteva alle ragazze di potersi sposare e ne tutelava l’onore.

 

L’ammontare della dote

Non esiste una certezza sul valore di questa dote. Si presuppone che, solitamente, fosse intorno o poco al di sotto di 100 lire imperiali.

Spesso questa cifra veniva accantonata ancor prima che si parlasse di organizzazione del matrimonio, e si facesse la conoscenza del futuro marito.

 

Il matrimonio: la conquista di un ruolo nella società

Sposarsi all’epoca, oltre a salvare l’onore, permetteva anche di ottenere una promozione sociale.

Infatti la differenza tra l’età adulta e la giovinezza non era tanto calcolata anagraficamente ma, bensì, dal fatto di essere sposati o meno.

Per le donne, nel milanese, sposarsi significava compiere una tappa significativa nella loro vita. La giovane sposa, però, rimaneva soggetta all’autorità degli altri componenti della famiglia.

Nelle campagne milanesi il matrimonio era celebrato nella parrocchia della sposa e poi si andava a vivere a casa dello sposo.

In questo modo, la sposa si trovava a dover, prima di tutto, essere accettata dalla famiglia dello sposo stesso e anche ad avere un ruolo subordinato rispetto alla suocera.

 

Conoscenza e burocrazia: l’organizzazione del matrimonio.

Fare conoscenza tra gli sposi, a volte, era un percorso semplice, perché facilitato dalla vicinanza o addirittura dal fatto che vivessero nello stesso cortile.

Altre volte invece era veramente molto complicato poter fare conoscenza.

I luoghi dove i giovani promessi sposi potevano incontrarsi e fare conoscenza erano, il più delle volte: la piazza, la chiesa, le vie del paese, ma anche le stalle e i cortili.

Ruolo fondamentale per la scelta del proprio futuro sposo o sposa, lo giocavano le famiglie, soprattutto quando i due giovani vivevano lontani e poche erano le occasioni di incontro tra i due.

La chiesa sosteneva la libera scelta, sempre però rispettando l’appartenenza culturale e sociale.

Infatti, ruolo fondamentale in tutto questo lavoro di organizzazione del matrimonio, inclusa la parte burocratica, lo giocavano i parroci.

Erano i parroci a supportare gli sposi nelle richieste dei documenti e spesso delle dispense matrimoniali, affinché il matrimonio avesse valore sia religioso che civile.

Le dispense erano richieste o per matrimoni tra consanguinei, o per minore età o anche di “sacro tempo”, che era una dispensa che si richiedeva quando ci si voleva sposare in un periodo proibito dalle norme ecclesiastiche. Questi periodi proibiti erano la Quaresima e l’Avvento.

Nel 1784 con l’attuazione dell’Ehepatent, viene introdotto il matrimonio civile e stabilisce la maggiore età a 24 anni. Questo limite viene cambiato nel corso degli anni facendolo oscillare tra i 20 e i 24 anni. Solo con il Codice Napoleon, si riportò la maggiore età a 24 anni.

Proprio per il motivo del livello della maggiore età a 24 anni molte erano le dispense matrimoniali per minore età richieste.

Se, nell’organizzazione del matrimonio, il parroco svolgeva un importante ruolo di intermediazione con le autorità civili, quale la pretura, e con quelle ecclesiastiche, la curia arcivescovile, non sempre questa sua opera di mediazione era ben vista dalle famiglie.

Nascevano problemi, soprattutto quando l’ingerenza del parroco o di un semplice sacerdote diveniva superiore a quella della famiglia, nell’organizzazione del matrimonio.

Si può quindi affermare che, da un lato la costituzione della dote e la scelta dello sposo (o della sposa) richiedevano tempi piuttosto lunghi, ma dall’altro si può sostenere che nel Milanese nel 1700, molte coppie ricorrevano a delle “scappatoie” per accorciare i tempi di attesa delle nozze, ricorrendo alla dote caritativa, alle dispense di minor età o a quelle di sacro tempo.

 

Emanuela – White Tulipa 

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CASA FOGLIANI

La villa, una dimora storica appartenuta alla famiglia Sforza Fogliani d'Aragona è un vero gioiello di architettura neoclassica immerso nel verde e nella quiete della pianura padana.

Una location tutta da scoprire

Lasciando la provincia di Milano ed anche la Lombardia, scendendo a ridosso dell’asse principale della via Francigena, dalla Via Emilia si scorge la figura di un borgo nel comune di Alseno, “Villa Castelnuovo Fogliani“.

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PECK MILANO

Peck Milano :

pralina di fois gras, un finger food straodinario, firmato Peck Milano

La vera tradizione gastronomica milanese dal 1883

Oggi abbiamo intervistato Pietro Launo event manager di Peck Milano, una vera eccellenza nel food. La garanzia per un evento di classe e qualità, ai quali ci affidiamo per coccolare i nostri clienti.

  • Peck, la storia della gastronomia milanese oggi ha la sua divisione banqueting, come nasce questa nuova idea?

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